Il Portale degli Obelischi. Recensione de La Terra Spezzata vol 2

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5

Intreccio

5.0/5

Ambientazione

5.0/5

Personaggi

5.0/5

Il Portale degli Obelischi, Trama

La Stagione della fine si fa sempre più buia, mentre la civiltà sprofonda in una notte senza termine.

Essun ha trovato un luogo dove rifugiarsi, ma soprattutto ha trovato Alabaster, sorprendentemente ancora vivo; ha inoltre scoperto che è stato lui, ormai in procinto di trasformarsi in pietra, a provocare la frattura nel continente e a scatenare una Stagione che forse non terminerà mai.

E ora Alabaster ha una richiesta da farle: deve usare il suo potere per chiamare un obelisco. Agendo così, però, segnerà per sempre il destino del continente Immoto.

Nel frattempo, molto lontano, anche Nassun, la figlia perduta di Essun, è forse approdata in un luogo dove sentirsi a casa, dove coltivare la sua straordinaria dote di orogenia, per diventare sempre più potente. Ma anche Nassun dovrà compiere scelte decisive, in grado di mutare il futuro del mondo intero.

Alabaster comincia a scuotere la testa, ma fa una smorfia perché il movimento gli causa dolore e sospira. «La chiamavano magia.» È insignificante. Solo una parola. Ma forse tu saprai darle un senso. «Magia» ripeti per memorizzarla. Poi gli fai un cenno di saluto e te ne vai senza voltarti.

Neanche questa volta N. K. Jemisin mi ha deluso. Dopo aver letto per caso e aver amato La Quinta stagione (su cui ho scritto una recensione), primo libro di questa bellissima trilogia, ovviamente non potevo lasciarmi sfuggire la lettura de Il Portale degli Obelischi, uscito il 12 maggio scorso sempre per la Oscar, soprattutto quando la Casa Editrice appena citata è stata così gentile da permettere una lettura in anteprima dell’opera stessa.

Devo confessarvi che tornare nel mondo de La Terra Spezzata è stata una sensazione bellissima. L’Immoto è una terra viva, incapace di controllare il proprio tremore e gli speciali figli che ne solcano la superficie, gli Orogeni. L’autrice è riuscita a creare un mondo mozzafiato e se nel primo volume si è concentrata sul ripercorrere la storia della protagonista, nel passato e nel presente, ne Il Portale degli Obelischi, invece, la storia si è ancorata con tutte le forze al presente narrativo, portando avanti le avventure di Essun e sua figlia Nessun. Storie parallele che però sembrano condividere un destino comune, destino che troverà il suo compimento nel terzo e ultimo libro della trilogia: Il Cielo di Pietra.

Come ho già ripetuto più volte in seguito alla lettura del primo volume, anche ne Il Portale degli Obelischi ho trovato la scrittura della Jemisin superlativa, con una voce narrativa tanto originale e potente da risuonare forte come l’eco di una campana. L’idea di adottare la seconda persona per le avventure di Essun è  qualcosa che ho apprezzato particolarmente, anche se, forse, all’inizio si necessita di un po’ di pazienza per abituare l’orecchio.

Vestire i panni di Nessun, scoprire il carattere della ragazzina praticamente assente nel primo volume, è stato piacevole, come ho trovato piacevole vedere la figura del custode Schaffa, sotto un altro punto di vista. Rispetto a La Quinta Stagione, Il Portale degli Obelischi ha struttura narrativa più lineare, tuttavia la storia prende sempre più corpo, svelando un intrigo nascosto in cui tutti, inevitabilmente, si troveranno coinvolti.

Sono rimasto piacevolmente colpito dal risvolto che ha preso la trama, come dalle rivelazioni sul finale del libro. Se nel primo romanzo, per quanto viene mostrato il potere degli Orogeni, non si parla mai di magia, apparendo più un romanzo distopico che fantasy, in questo secondo libro, come potete leggere dalla citazione riportata in calce all’articolo, per la prima volta compare la parola “magia”.

Ancora una volta devo ammettere che il fantasy concepito dall’autrice è un fantasy innovativo, originale, ma allo stesso tempo esigente, in quanto richiede una partecipazione attiva e impegnata da parte del lettore per andare avanti nella lettura e districarsi nella scrittura sottile della Jemisin.

Il New York Times si esprime in questi termini sulla trilogia de La Terra Spezzata. «L’intricato e meraviglioso world-building di N. K. Jemisin è basato sulle categorie dell’oppressione. I suoi mondi hanno origine da alcune domande fondamentali: chi opprime chi? Che vantaggio traggono gli oppressori? Che cosa temono? E quando nei suoi romanzi si giunge a una soluzione, non si tratta mai di una vittoria personale o del ripristino di un supposto status quo: i personaggi di Jemisin accelerano all’interno di sistemi oppressivi, raggiungono la velocità di fuga e sovvertono l’ordinamento lasciandoselo alle spalle come una pelle vecchia dopo la muta.»

Adesso analizziamo i nostri soliti tre punti.

Personaggi

Come anticipato, ho apprezzato moltissimo l’introduzione del punto di vista di Nessun, personaggio che nel primo libro non avevamo avuto modo di conoscere. La figlia di Essun si è rivelata essere la degna figlia della madre, una ragazzina che cerca disperatamente una figura genitoriale di riferimento, figura che ritrova in Schaffa. Tale conflitto interiore nasce dai sentimenti conflittuali che prova per la madre e che, per tutta lo sviluppo narrativo cresceranno insieme a lei e muteranno, come cambierà anche il suo modo di vedere e di rapportarsi con il padre.

Dall’altra parte invece abbiamo Essun. Con il concludersi del primo libro ora riusciamo a vederla in modo diverso, a tutto tondo avendo vissuto anche il suo passato. Come ci si sarebbe aspettato, si rivela una donna forte, particolarmente tenace e che si ritrova coinvolta in un qualcosa che non si sarebbe aspettato, tutto questo mentre combatte con il desiderio ardente di lasciar tutto per andare a trovare la figlia.

Promossi entrambi, come mi sono piaciuti anche tutti i personaggi secondari e i nuovi arrivati introdotti per la prima volta in questo romanzo. Alcuni personaggi del La Quinta Stagione ritorneranno anche in questo sequel, tutti con il proprio peso specifico.

Ambientazione

Cosa posso dire di più di quello che ho già detto. Il mondo creato dall’autrice è un mondo che amo alla follia. Adoro questa terra spezzata che ha creato, brontolona e pericolosa. Amo l’idea di fondo che sta dietro il sistema terra-luna e mi sono piaciute anche le descrizioni che vengono fatte dei nuovi posti che Essun e Nessun visitano.

Intreccio e Trama

Se nella recensione de La Quinta Stagione avevo specificato come l’intreccio fosse, appunto, la parte meno avvincente, questo secondo volume è tutto il contrario. Dopo un primo romanzo incentrato molto sulla figura di Essun, con la trama nel presente che progredisce davvero lentamente, in questo secondo volume possiamo goderci appieno lo svilupparsi della trama e delle sue enormi rivelazioni.

Per concludere

Cosa dire di questo secondo volume: promosso a pieni voti. Proprio come il primo, anche se per cose differenti, l’ho amato alla follia, come ho amato la sfida che la Jemisin lancia al lettore sfidandolo a dare tutto se stesso per star dietro alla sua scrittura e al suo modo di raccontare la storia che ha in mente.

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