Gli inganni di Locke Lamora. Recensione Vol. 1 dei Bastardi Galantuomini

Scritto da Antonio Agostinacchio

1 Dic, 2020

Copertina Gli inganni di Locke Lamora

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Il mio voto

(5/5)

Gli inganni di Locke Lamora, Trama.

Nella misteriosa città di Camorr un orfano ha vita dura, e spesso breve. Ma il giovane Locke Lamora riesce a eludere la morte e a non farsi catturare come schiavo, fino a diventare un furfante provetto sotto la tutela del Forgialadri, un talentuoso artista della truffa. A capo della banda di fratelli dalle dita leste, noti come Bastardi Galantuomini, Locke diventa presto celebre, e si fa beffe persino del più temuto re della malavita. Ma tra le ombre si annida qualcuno di ancora più ambizioso e micidiale. Di fronte a un sanguinoso colpo di stato che minaccia di distruggere qualunque persona o cosa che abbia un senso nella sua esistenza, Locke giura di sconfiggere il nemico al suo stesso gioco crudele. Costi quel che costi.

«Se ce la faccio a muovermi, credo che prenderò sette o otto corone e andrò giù in città dimani, allora.»
«Giù in città? Hai un piano?»
«No, neanche l’ombra. Non ne ho la più stramaledetta idea. Ma non cominciano così tutti i miei progetti migliori?»

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Vorreste camminare tra i canali di quella che sembra una Venezia fantasy e rinascimentale? Esplorare l’aspetto più oscuro, malfamato e desolato della città di Camorr? Vivere avventure al limite della moralità insieme a un gruppo di artisti di strada, ladri, conosciuti come Bastardi Galantuomini?

Perché Gli inganni di Locke Lamora, il primo volume di una serie di sette libri, è un’epopea cruda e grigia, raccontata dagli occhi di un giovane dalla spiccata intelligenza e grande talento nel rubare. Una storia capace di prendere il lettore e catapultarlo nella malavita di Camorr come se fosse la cosa più normale del mondo. Una storia che vi farà sentire sulla pelle, sotto le mani e nel naso, il lato più oscuro, lercio e pericoloso di una città fantasy che sembra reale.

Scott Lynch, con questo primo volume, riesce in pieno a trasportare il lettore nel mondo che ha creato. Con la sua penna cruda e a tratti ironica, sin dalle prime pagine presenta una storia matura, dove il confine tra bene e male è labile e in cui i personaggi sono quelle tipiche persone che preferireste non incrociare mai sulla vostra strada.

Ne Gli inganni di Locke Lamora, sono messe in contrapposizione le due facce di Camorr, i due lati che, anche al di fuori della finzione narrativa, ogni città presenta. Sono gli stessi Bastardi Galantuomini a portarci da una parte all’altra della barricata, grazie ai loro piani geniali e artistici che li portano a trasformarsi da ladri di strada e frequentatori dei peggiori quartieri della città, a nobili blasonati che instaurano relazioni con le famiglie più ricche e benviste dal Duca di Camorr.

La criminalità organizzata, capeggiata da Capa Barsavi, è stata ben studiata e strutturata da Lynch. Ma è tutto il sistema socio politico e storico di Camorr, e dell’intero mondo creato dall’autore, ad apparire non solo ben riuscito, ma addirittura molto più vasto e complesso di ciò che è stato introdotto e presentato in questo primo volume.

La struttura narrativa dell’opera è ben calibrata. Il libro è diviso in macro capitoli che alternano sequenze narrative incentrate sull’origine dei Bastardi Galantuomini e sul passato di ognuno di loro, con sequenze focalizzate nel presente narrativo in cui Locke, Jean, Cimice, Galdo e Calo sono grandi. Questo permette al lettore di scoprire piano piano tutto ciò che deve sapere per comprendere gli ultimi avvenimenti, senza ritrovarsi bombardato di informazioni, ma accompagnato e cullato lungo l’intreccio.

Le seicento e più pagine del romanzo sono tutte giustificate ed essenziali per la buona riuscita della trama. Una trama complessa e articolata, che parte con determinate premesse e si sviluppa in un modo del tutto inaspettato, con continui colpi di scena che raggiungono l’apice della tensione nelle battute finali della storia. Finale che conferma l’epicità di questa saga e spinge, con davvero poca grazia, il lettore a gettarsi subito nella lettura del secondo volume.

Gli inganni di Locke Lamora è un libro che piacerà soprattutto ai lettori più esigenti, a quelli che amano il fantasy più adulto, con toni dark e tinte grigie; in cui i protagonisti non sono paladini del bene, ma, al contrario, hanno una morale piuttosto dubbia e un modo di pensare opinabile. Ciò li rende tutti reali, vivi, incoerenti, fragili, pieni di tormenti e a volte di sensi di colpa. Questo romanzo non è per i lettori deboli di cuore, per quelli che non amano una scrittura cruda e dei personaggi tutt’altro che eleganti nel linguaggio.

Il primo impatto non sarà dei più facili. La scrittura di Scott Lynch non è tra le più fluide né tra le più belle. Soprattutto nella prima parte del romanzo si capisce subito che si ha tra le mani il primo romanzo di un autore all’epoca esordiente. La scrittura, di fatti, non è priva di sbavature e a volte può risultare confusionaria, tuttavia, con l’avanzare delle pagine si lima sempre di più, si fa più pulita e precisa, andamento, questo, che spero verrà confermato anche nel secondo e nel terzo volume della saga.

Personaggi

Come anticipato, i personaggi de Gli inganni di Locke Lamora non sono i personaggi classici del fantasy epico. Non sono quei ragazzi moralmente buoni scelti per salvare il mondo dal male più oscuro, ma sono uomini pieni di vizi, difetti, ambizioni sconfinate e dubbia moralità. Ognuno dei Bastardi Galatuomini è delineato alla perfezione, come alla perfezione sono caratterizzati i personaggi secondari dell’opera. Tutti appaiono come persone a tutto tondo, ben diversa tra loro. I dialoghi tra i personaggi è una delle cose che più ho apprezzato, soprattutto per come Lynch riesce a cambiare registro se a parlare sono nobili o gente di strada.

Ambientazione

Si può affermare, senza paura di sbagliare che, la città di Camorr, insieme ai Bastardi Galantuomini, è la vera protagonista della storia. Anche i più piccoli dettagli di questa Venezia rinascimentale e oscura sono presentati. Da ogni pagina trasuda la vividezza di Camorr, specialmente quando a parlare devono essere i quartieri più malfamati e periferici, dominati dalla malavita e dai ladri. Ovviamente non mancano gli elementi fantasy ad arricchire l’ambientazione, con globi alchemici, magia e opere architettoniche realizzate in Vetroantico. Ma non è solo Camorr o il continente creato da Lynch, ma è tutto il resto. L’autore non si è limitato a creare una geografia, ma ha creato un calendario, una mitologia, una storia e ha coniato nuovi termini tanto per i giorni della settimana, quanto per l’alba e il tramonto.

Trama

L’intreccio è qualcosa di fenomenale. Come anticipato mantiene il lettore sempre sulle spine e con la curiosità di andare avanti. L’alternarsi tra le vicende ambientate nel passato con quelle del presente, per quanto spezzino la narrazione, sono tutte ben pensate e progettate affinché non annoino mai. Il genio di Lynch si esprime soprattutto quando i risvolti di trama chiamano in causa due personaggi opposti ma entrambi fantastici: Locke Lamora e il Re Grigio. Questa è una storia sempre da scoprire e che farà stare il lettore con il fiato sospeso fino alle battute finali.

Per concludere voglio ringraziare la Oscar Mondadori per l’opportunità concessami di leggere questa storia in anteprima e, soprattutto, The Golden Reader per aver organizzato questo bellissimo Review Party. Se volete seguire le altre recensioni, di seguito vi lascio le date con i nomi dei vari blog.

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