The Traveler, Giorno 9 (Parte 1)

The-Traveler

Giorno 9.
Città di Muthen, Regno di Belor.

Ascoltami e se ancora non lo hai capito, comprendi quanto tengo a te.

In questo esatto momento mi trovo nella mia stanza, seduto sulla piccola scrivania, sotto la luce flebile di una lanterna. Sto ascoltando il silenzio della notte che si intreccia con il frinire dei grilli e il fruscio placido del canto di Muthen. In queste terre ventose è un canto perenne, Argo; un canto vigoroso che alla sera, però, si fa delicato. Quando le stelle compaiono in cielo, Vendur muta il suo soffio roboante in una dolce litania, fischiettata mentre con assonnato incedere volteggia nei cieli della nostra città.

Tuttavia, ciò su cui le mie orecchie sono concentrate è un suono che in me riecheggia più armonioso di un canto divino. Un respiro. Mentre ti scrivo riempie il piccolo ambiente a intervalli regolari, cullandomi tra i pensieri e trasportandomi lungo il fiume di parole che riverso su di te.

La fresca brezza estiva che si insinua dalle ante socchiuse della finestra, mi accarezza il corpo svestito portandomi in dono il dolce profumo di fiori che la sua pelle e i suoi capelli emanano. Un attimo fa avevo il respiro di lei addosso e l’inebriante profumo mi avvolgeva in coperte invisibili.

Stavo divinamente bene, amico mio, sul letto che alle mie spalle adesso ospita le membra assopite e sole di Eileen. Non ho bisogno neanche di voltarmi per vederle la beatitudine sul volto e i capelli neri che come filamenti pregiati le ricadono lungo le guance perlacee.

Sarei potuto rimanere tranquillamente in quell’attimo perfetto, a contemplare le ombre del soffitto e a godermi il tepore dei nostri corpi intrecciati. Eppure, caro il mio vecchio Argo, eccomi qui. Lontano da lei, piegato su una malandata scrivania per scrivere a te. Se non è questa una dimostrazione d’affetto, non so cosa potrebbe mai esserlo.

La verità, amico mio, è che parlarti mi fa bene. Sei un ascoltatore instancabile e hai lo strano potere di mettere ordine ai pensieri. Per questo, quando posso, vengo da te. Lo so, forse è un po’ egoista da parte mia, ma dopotutto tu esisti perché io ti ho creato e poi ho la sensazione che ti stia più simpatico di quanto non dai a vedere. Sopravvivrai alle mie parole, ne sono certo.

Sono passati due giorni dall’incontro con Maith, Argo. Soltanto due giorni e la mia vita è cambiata completamente. Quando non lavoro passo il tempo con Eileen, un po’ in giro per Muthen, molto di più nella mia stanza, e le giornate sembrano scivolare via veloci come una barca sulla superficie di un mare calmo. Le cose tra noi sono cambiate radicalmente. Lo so, sono solo due giorni, però già il fatto che alla mattina mi sveglio e la trovo ancora al mio fianco è un buon indizio, no? In realtà ho scoperto il motivo per il quale quel giorno mi ha piantato in asso. Per divertimento, Argo, già, divertimento. Nessun marito, nessuna infedeltà, niente di tutte le spiegazioni che mi ero dato. Il motivo era molto più semplice: voleva tenermi sulle spine. La sua idea era quella di convincere Maith a incontrarmi. Diciamo pure che stava facendo un gioco con l’obiettivo finale di stupirmi. Mi viene da sorridere. Adesso capisco perché quella sera mi era parsa sorpresa e divertita quando le avevo rivelato i miei progetti. Devo ammettere che è riuscita a stupirmi, anche se alla fine l’incontro con il “Temerario” è avvenuto più per caso. Caso… se così vogliamo chiamarlo. Pensaci, Argo, chi mi ha spinto al campo d’addestramento a quell’ora precisa? Esatto, l’incappucciato misterioso. Sapeva ci fossero Eileen e Maith? Questo non possiamo dirlo con certezza, ma rimane, comunque, una coincidenza più che strana.

Nell’ultimo periodo, in realtà, le coincidenze non si sono sprecate. Prima l’incontro casuale al Belvedere, poi l’incappucciato e la dritta velata e per finire la vicinanza tra Eileen e l’uomo che più di ogni altro stavo cercando. A questo punto mi viene da pensare che il destino approvi il viaggio che voglio compiere o forse, per essere disfattista come sempre, è soltanto la dea Thyste che si diverte a giocarmi brutti scherzi.

Il destino è tutto, pertanto non ci resta che assecondarlo.

Ieri ho scoperto una cosa interessante su Eileen, sai? In un’altra vita lei era un’attrice. Prima di incontrare Maith, prima che il fato decidesse per lei quale strada seguire. Avevo già notato i suoi modi teatrali di fare le cose. Le sue espressioni accentuate, i suoi movimenti eleganti. Ora comprendo. La recitazione fa parte di lei come, ahimè, la nobiltà fa parte di me. Avrà pur lasciato il mondo degli spettacoli da anni, eppure la disciplina appresa è visibile in ogni cosa che fa.

La sera dopo l’incontro al campo d’addestramento, Eileen mi aveva spiegato come in realtà, per quanto mi avesse presentato Maith come suo padre, tra loro non c’era un vero legame di sangue. Tuttavia, non ero a conoscenza di tutta la storia. Della sua vita da attrice in un teatro itinerante né dell’arrivo del Temerario nella sua vita. Si era soltanto limitata a chiarificare quanto detto, senza aggiungere altro.

È stato ieri sera che, per la prima volta, sono entrato in contatto con il suo passato.


Ho pubblicato anche il capitolo successivo: The Traveler, Giorno 9 (Fine), mentre se hai perso la parte precedente allora corri a leggere la parte finale di Giorno 8 di The Traveler.

Artista copertina: rangarogancaro

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