The Traveler, Giorno 9 (Fine)

The-Traveler

Se non hai letto The Traveler, Giorno 9 (Parte 1), ti invito a farlo prima di proseguire con la lettura.


Il sole era calato all’orizzonte da un pezzo ed eravamo in questa stanza della locanda. Io ero seduto sul letto, la schiena poggiata contro il muro, mentre Eileen, avvolta dalle lenzuola di cotone bianche, era ferma davanti alla finestra spalancata. Sono rimasto a guardarla per un po’, ammaliato dalla sua figura elegante che si stagliava nella penombra. Baciata dal flebile bagliore ambrato delle luci cittadine, che le disegnavano i contorni, con una mano si teneva il lenzuolo sul seno, lasciandosi investire dal vento placido della sera di Muthen, non curandosi dei capelli che le svolazzavano in onde sinuose. Aveva il volto rivolto verso l’alto, lì dove il cielo notturno era spruzzato di fulgide stelle.

Devo ammettere, Argo, che in quel momento mi è sembrato di essere finito in un sogno; uno di quelli dolci dai quali non vorresti mai svegliarti.

«Oggi la luna sorge tardi» le ho detto. «Se è ciò che stai cercando.»

Eileen non si è voltata né mi ha riposto. Si è limitata a guardare il cielo e a posare con grazia la mano libera sul davanzale.

«Oh, Luna, Luna che ci guardi. Proprio adesso che cerco il tuo conforto, sola mi hai lasciata in questa notte fredda e oscura» ha detto con una carica drammatica nella voce, che non avevo mai sentito prima. «Tu che culli e doni consolazione a noi mortali dall’altro del tuo regno, dunque dimmi» ha lasciato la presa dal lenzuolo e si è aggrappata con entrambe le mani alla finestra, stringendola con forza aggraziata. «Perché non sei qui per me, oggi?» ha continuato con le nudità lasciate scoperte, baciate dalla luce fioca della città e il capo ancora alzato verso il cielo.

Rapito da così tanto trasporto, senza accorgermene ho staccato la schiena dalla parete e mi sono trascinato fino al bordo del letto, gli occhi inchiodati su di lei. Il lenzuolo, che fino a poco prima l’aveva coperta, giaceva inerme sul pavimento, nascondendole i piedi scalzi.

Eileen si è portata con grazia le mani al petto. «Devota sono stata a te, Madre, tuttavia nel momento del bisogno tu mi abbandoni. La tua umile figlia adesso non può che domandarsi» ha abbassato il capo e piegandosi sulle ginocchia, chiudendosi come un fiore che serra i suoi petali, ha sussurrato in un fiato: «cosa ho fatto per meritare il tuo silenzio…»

Incredulo e profondamente ammirato, amico mio, ho guardato la sua figura raggomitolata nell’ombra. «Luna Silente di Sensdenal» ho detto a voce bassa. «Sei stata magnifica…»

Ero ancora stordito dall’atmosfera che era riuscita a creare, quando è saltata in piedi portandosi con sé il lenzuolo da terra. «Ero sicura la conoscessi, Viaggiatore.» Mi ha sorriso.

Le ho fatto posto sul letto. «Nella formazione di un nobile, i grandi classici sono la base e poi mi è sempre piaciuta particolarmente come opera.»

«Era la preferita del pubblico» mi ha detto coricandosi e poggiando il capo sul mio petto. «La lasciavamo sempre come ultima esibizione. Questo costringeva gli spettatori a rimanere fino alla fine e come diceva sempre mio padre “la chiusura è il momento più importante per noi itineranti. Il momento in cui riceviamo i soldi per quanto abbiamo dimostrato”» ha imitato quella che ho immaginato fosse la voce del padre. Poi si è sciolta in un risolino nostalgico.

«Astuto» ho risposto divertito, accarezzandole i capelli. «Immagino che dopo una esibizione come quella l’estasi del pubblico facesse piovere bellini dal cielo.»

Lei si è stretta nelle spalle. «Diciamo pure così» mi ha sorriso.

Devo confessarti, Argo, che in quell’istante mi sono sentito avvolgere da una beatitudine indescrivibile. Averla al mio fianco, tra le mie braccia e soprattutto vedere i primi reali progressi nel nostro rapporto, mi ha fatto sorridere. Fiducia, amico mio. Lei iniziava a fidarsi di me e quell’apertura ne era la dimostrazione. Ho nascosto il sorriso dandole un bacio sul capo e ho atteso, sicuro che avrebbe continuato.

«Mio padre aveva un teatro itinerante» mi ha detto dopo un po’. «Ho passato l’infanzia tra una città di Arcan e l’altra. Da Noctis a Belor, ogni settimana ci spostavamo in un luogo diverso per potare i nostri spettacoli a un pubblico sempre nuovo. La compagnia era abbastanza grande, più di molte altre. Eravamo come una grande famiglia e anche se non ho conosciuto mia madre, non ne ho mai sentito la mancanza.» Ho continuato ad accarezzarle i capelli. «Sarà stato per il numero di attrici che mi giravano intorno, ma non ho mai realmente sentito il peso di non avere una figura femminile di riferimento. Nella compagnia tutti si prendevano cura gli uni degli altri. Era un bell’ambiente e come ci si sarebbe aspettato da una bambina nata e cresciuta in una compagnia teatrale, il palco e il pubblico furono il mio mondo fin da piccola. Prima di conoscere la vita reale e le città, io ho conosciuto la finzione del palcoscenico e dei copioni. La recitazione era la mia vita e, senza falsa modestia, ero pure abbastanza dotata.» Con il dito ha iniziato a disegnare sul mio petto linee e forme invisibili.

«Perché poi hai lasciato?» ho domandato.

Eileen ha scosso la testa. «Non ho lasciato. Semplicemente le cose sono destinate a finire, Viaggiatore, per quanto possano essere belle. La vita cambia di continuo e lo fa senza chiederti il permesso. Muta e tu non puoi far altro che adattarti per sopravvivere» ha detto con un sorriso tirato. «Quando avevo tredici anni mio padre si è ammalato. All’epoca i nostri viaggi ci avevano portati qui a Muthen e quando le sue condizioni gli hanno reso impossibile viaggiare, di comune accordo, abbiamo deciso di rimanere qui fin quando non si fosse rimesso. Soltanto che gli anni passavano e la sua malattia non faceva che peggiorare. Avevo diciassette anni quando è morto. Diciassette anni quando, senza la sua guida, la compagnia si è sciolta.»

Mi ha lanciato uno sguardo e, Argo, ho potuto leggere la sofferenza di quel periodo nei suoi occhi cerulei.

«Come dicevo, la vita cambia e quel cambiamento mi ha portato a rimanere sola. Per mia scelta, in realtà.»

L’ho guardata interrogativo.

«Anche se la compagnia si era divisa, per tanti anni eravamo stati una famiglia» mi ha spiegato. «Molti mi avevano chiesto di andare con loro, reinventarci insieme, ma ho rifiutato qualsiasi proposta. Non so bene perché l’ho fatto. Anche se… tu credi nel destino, Viaggiatore?» Si è sollevata leggermente dal mio petto per guardarmi negli occhi.

Io ho annuito. «Il destino è tutto.»

Lei ha sorriso portandosi una mano sulle labbra e si è rilassata su di me. «Sei proprio un tipo interessante» ha detto, accarezzandomi. «Anche io credo nel destino e forse è stato il destino a decidere per me. Perché rimanere qui a Muthen mi ha permesso di incontrare Maith e iniziare una nuova vita.»

«E ha permesso alle nostre di intrecciarsi» ho aggiunto, baciandole la fronte.

Lei mi ha sorriso e io, per la prima volta, Argo, guardandola sono riuscito a vederla realmente. A scostare quel velo di incertezza che fino a quel momento l’aveva sempre nascosta davvero.

Eileen l’attrice. Eileen l’avventuriera.

Ah, dimenticavo. Domani è il grande giorno!


Ho scritto anche la parte successiva: The Traveler, Giorno 10 (Parte 1).

Artista copertina: rangarogancaro

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