The Traveler, Giorno 14 (Parte 2)

The-Traveler

Se non hai letto la prima parte di The Traveler, Giorno 14, ti invito a farlo prima di proseguire.


«Per una vita intera, cara sorella, ho avuto determinate convinzioni su nostro padre. Non avevo dubbi su che tipo di uomo fosse. Era tutto così, evidente, i suoi comportamenti lo erano, ma adesso…» Ho sospirato. «Non lo so più.»

Agatha mi ha lasciato il braccio mentre i capelli ramati, raccolti in una coda larga, le disegnavano onde nel vento. Si è tirata le ginocchia al petto.

«Nostro padre non era certamente una persona che si può definire semplice, non è vero?» si è sciolta in un sorriso nostalgico. «Era di poche parole e decisamente burbero, con voi più che con gli altri.» I nostri occhi si sono incrociati e per un attimo, Argo, mi è sembrato di scorgere del disappunto su quel volto fraterno. «Non lo capite?» mi ha detto. «Voi eravate il suo prezioso figlio maschio e dietro i suoi modi duri, c’era nascosto il desiderio di darvi il meglio…»

In quel momento, Argo, d’innanzi all’onestà di quello sguardo, ho sentito il pianto montare. Ho alzato gli occhi al cielo e ho preso un grosso respiro.

«”Eccesso di premura mal espressa”. Così ha definito i suoi modi nella lettera che mi ha lasciato.» Ho tirato sul col naso.

Agatha è scoppiata a ridere, mentre le lentiggini le si disponevano a formare nove costellazioni sul volto.

«Cosa vi prende, tutto a un tratto?» ho domandato.

Ha scosso la testa. «Nulla, fratello. Pensavo soltanto che non poteva trovare definizione più riuscita. Come quando da piccoli non ci permetteva di lasciare casa al tramonto.  Eccesso di premura» ha riso ancora.

«Già… Anche se» mi sono avvicinato con fare complice, «una volta gliel’abbiamo fatta sotto il naso, ricordate?»

Ha annuito. «È il ricordo più vivido che ho della nostra infanzia. Ogni qual volta vedo un tramonto, mi si para agli occhi questo stesso paesaggio» ha indicato davanti a noi. «Eppure, forse addolcito dal tempo e dalla fanciullezza, quello di allora è ineguagliabile.»

Con il sorriso ancora sulle labbra, ho osservato la sfera di fuoco che calava dietro i colli. Se ne intravedeva solo una metà, proprio come quel giorno della nostra infanzia, quando dopo un correre disperato raggiungemmo il mulino di famiglia. Anche le sfumature del cielo: il viola, il rosso, l’arancione e le stesse nuvole bianche dai contorni incandescenti, mi hanno ricordato quello che ci accolse allora. E non so dirti, Argo, se sia stata la compagnia di mia sorella o la nostalgia di quel luogo a rievocare in me certe emozioni, tuttavia, per un attimo mi è sembrato di ritornare il bambino ribelle che, per la prima volta, scopriva la meraviglia del mondo.

«Vi ho mai detto quando è nata in me la passione per l’esplorazione, sorella?»

Agatha mi ha guardato pensierosa. «In effetti, no.»

«È stato durante un tramonto che vidi diciotto anni fa con la mia sorellina» le ho sorriso.

Il viso di Agatha si è addolcito. «Dite davvero?»

«Già… Ricordo rimasi ammagliato dalla bellezza di questo paesaggio. Guardavo l’orizzonte e il sole che svaniva al di là dei colli e mi chiedevo se il mondo fosse sempre stato tanto bello.» Mi sono sdraiato sull’erba. «Forse non lo ricorderete, sorella, ma al tempo vi dissi che ero curioso di sapere come fosse Noctis al tramonto, dal momento che avevo da poco studiato la notte eterna d’Occidente.»

«Mh, sì, ne ho un vago ricordo.»

«Be’,» l’ho invitata a sdraiarsi per osservare le più intrepide tra le stelle fare la loro comparsa nel cielo, «sappiate che da quel giorno in poi, mi appassionai alle lezioni di geografia e ogni volta che potevo, cercavo storie che mi permettessero di accedere ai luoghi dei miei studi. Nel deserto, nel freddo Nord, sulle coste del Sud. Ogni momento libero lo dedicavo alla lettura e mi perdevo in racconti e leggende sul nostro continente e, cara sorella, devo ringraziare solo la nostra famiglia e la mole di libri che con il tempo abbiamo custodito, se ho potuto alimentare la mia curiosità e se, alla fine, sono venuto a conoscenza della leggenda sul Popolo di Luce

Agatha si è sdraiata al mio fianco. I capelli rossi a coprire il verde dell’erba. Ha osservato il cielo imbrunirsi per un po’, poi ha rivolto il capo verso di me e mi ha detto: «Avete deciso di ripartire, non è vero fratello?»

Devi sapere, Argo, che mia sorella è sempre stata brava a capirmi. Anche quando eravamo piccoli, riusciva sempre a intuire quando c’era qualcosa che non andava o se mi frullavano per la testa strani pensieri. Pertanto mi sono limitato ad annuire.

«Immaginavo» ha sospirato. «L’ho anche detto a nostra madre che non avreste rinunciato tanto facilmente al vostro sogno. Credeva che, con la morte di nostro padre, sareste tornato per ricoprire il ruolo che vi spetta di diritto.»

Ho sentito un vuoto allo stomaco e il senso di colpa schiacciarmi. Agatha con molta probabilità lo ha notato, perché si è afferrata ad aggiungere: «State tranquillo, fratello. Tutti abbiamo accettato la vostra indole, persino nostro padre.»

A quelle parole, mi è venuto spontaneo inarcare un sopracciglio. «Lo sapevate, sorella?» Mi sono sollevato sui gomiti. «Perché non mi avete mai detto nulla, allora?» ho domandato incredulo.

«Nostro padre era spesso freddo e impassibile, fratello, però le volte in cui, in questi mesi, si parlava di te, potevo vederlo nel suo sguardo l’orgoglio che provava. Non ha mai espresso i suoi sentimenti né a me né a nostra madre, ma credo fosse rimasto piacevolmente sorpreso dallo spirito che avete dimostrato nel decidere di rinunciare agli agi e al benessere, soltanto per inseguire i vostri sogni» mi ha sorriso. «In ogni caso, non era mio compito dirvi niente.»

Ho deglutito, prigioniero di un turbine di sentimenti che imperversavano in me.

Sono stato davvero così cieco, Argo? Così concentrato egoisticamente su me stesso da non accorgermi dei reali sentimenti di mio padre? Vorrei tanto tornare indietro per provare a vedere le cose diversamente, tuttavia il destino guida tutti noi e, questa, è la strada che gli dèi hanno tracciato per me.


Artista copertina: rangarogancaro

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