The Traveler, Giorno 10 (Parte 2)

The-Traveler

Se non hai letto The Traveler, Giorno 10 (Parte 1), ti invito a farlo prima di proseguire con la lettura.


«Sono un novellino, signori. Non lo nascondo, non né avrei motivo, tuttavia, sono ambizioso. Sogno di viaggiare da quando ho scoperto il significato di tale parola. Mi sarei potuto unire, senza problemi, alla spedizione per mare di Maith, ma ho rifiutato.»

Il Temerario ha sospirato ironico. «Confermo, ahimè.»

Ho accennato un sorriso e ho continuato. «Ovviamente non ho rifiutato perché mi reputo migliore di lui, assolutamente, sarebbe sciocco da parte mia, l’ho fatto perché è da anni che progetto una spedizione che solca onde diverse. Non quelle spumeggianti del mare, ma quelle sabbiose e lucidi del deserto.»

In quel momento, Argo, un mormorio si è levato nella sala e Maith è scoppiato a ridere.

«Allora, ora cosa dite? Il novellino ne ha di fegato, oppure no?»

Il mormorio ha continuato a serpeggiare tra la fola e a disegnare un tracciato invisibile agli occhi ma che poteva essere seguito con le orecchie.

«Ti ascoltiamo, Viaggiatore» ha detto qualcuno.

Altri hanno ridacchiato in un punto indefinito della sala. «Poi ci dovrai spiegare il perché di “Viaggiatore”, visto che sei un poppante con neanche mezza esplorazione alle spalle.»

Se già ero teso, Argo, in quel momento ho sentito le guance tingersi del colore dell’imbarazzo. Mi sono strofinato le mani sui calzoni e ho cercato gli occhi di Eileen dietro di me. Lei mi ha sorriso e io sono ritornato a guardare la folla.

«Immagino che tutti voi conosciate le leggende del nostro amato continente, giusto? Dopotutto siete avventurieri veterani» ho guardato la folla con una sicurezza ostentata.

Mio padre me lo diceva sempre: «Durante un discorso mai dimostrarsi incerti. È sinonimo di debolezza e, soprattutto, le persone non crederanno mai alle tue parole se non sei tu il primo a credere in esse.». Odio ammetterlo, Argo, ma per quanto i consigli del mio vecchio parevano sentenze sputate con disprezzo, in più di un’occasione si sono rivelate utili, proprio come oggi, quando ero in cima a quel tavolo, davanti ad avventurieri che mi osservavano come un fenomeno da baraccone, più che come un loro pari.

«Dunque» ho continuato, «se vi dico “Il Popolo di Luce” sicuramente sapete di cosa sto parlando, vero?»

«È solo una leggenda!» ha riso qualcuno dalla folla. «Non crederai davvero che alla fine del deserto ci abiti qualcuno?»

Mi sono grattato la nuca e ho lanciato un’occhiata a Maith. «E tu non crederai davvero che dopo il mare c’è la terra promessa?» ho risposto a tono. «Signori, non è forse di leggende e miti che ci nutriamo noi avventurieri? Non è forse la voglia di sollevare il velo di mistero dietro queste storie popolari, a spingerci verso l’ignoto?»

Una risata si è levata dalla folla. «Ragazzo, hai un’idea davvero romantica di noi stronzi. Non so quali avventurieri hai conosciuto nella tua vita, ma quello che hai detto non ha mai spinto nessuno di noi a salpare. Se non qualche folle.»

A quelle parole, Argo, mi è sembrato di aver preso un pungo in piena faccia. Mormorii di assenso si sono alzati tra la folla, mentre sempre più stordito osservavo, per la prima volta, la reale faccia di quel mondo marcio.

Con molta probabilità Maith ha notato la mia espressione scossa, amico mio, perché ha preso parola e ha detto: «Detta così, allora io sono un folle visto che tento da anni di solcare il mare per scoprire cosa c’è al di là.»

I presenti si sono ammutoliti all’istante e, in quel momento, Argo, ho capito l’ipocrisia che si annidava silente in quella sala.

«M-ma voi siete il Temerario» ha balbettato l’uomo perdendo tutta la spavalderia di un attimo prima.

«E lui è il Viaggiatore» ha risposto. «Sono solo nomignoli che non significano niente.»

Mentre ascoltavo il battibecco, distante con i pensieri, ho sentito un moto di stizza invadermi e scacciare l’imbarazzo che fino a quel momento avevo provato.

«Perché?» ho detto alzando la voce per farmi udire. «Perché allora siete avventurieri, se non lo fate spinti dalla curiosità dell’ignoto?»

Ho sentito lo sguardo di Maith puntato su di me, come quello di ogni singola persona lì presente. Per un tempo, che mi è parso infinito, nessuno ha aperto bocca per darmi una risposta. Poi, amico mio, quando credevo che il mio momento di gloria si sarebbe concluso, una voce familiare si è levata nella sala. Una voce che ha evocato in me sbiaditi ricordi d’infanzia.

«Te lo dico io» ha detto. «Per loro è un lavoro come un altro. Non gli frega un accidente di scoprire nuovi posti, di svelare misteri, fare scoperte o ricevere gloria eterna per aver partecipato a imprese memorabili. L’unico odore che seguono con quel loro naso marcio è quello dei soldi!»


Ho pubblicato anche la parte seguente della storia. The Traveler, Giorno 10 (Fine) ti aspetta.

Artista copertina: rangarogancaro

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