The Traveler, Giorno 10 (Parte 1)

The-Traveler


Se non hai letto The Traveler, Giorno 9 (Fine), ti invito a farlo prima di proseguire con la lettura.


Giorno 10.
Città di Muthen, Regno di Belor.


«Sei pronto per il grande giorno?»

Eileen me lo ha chiesto questa mattina, Argo. Con il sorriso sulle labbra, i capelli spettinati dal sonno e una luce d’entusiasmo negli occhi che mi ha fatto tremare l’anima.

Devo ammettere che per un attimo sono rimasto spiazzato. Ero pronto? Attendevo quel momento da una vita, eppure l’unica risposta che sono riuscito a darle è stato un sorriso. Tuttavia, adesso, al concludersi della giornata, posso rispondere con certezza.

No, non ero pronto, amico mio.

Non so cosa mi aspettassi. Forse credevo che il mio fervore sarebbe stato il fervore di tutti. Forse, ingenuamente, credevo che tra anime affini ci saremmo capiti; che l’amore per l’avventura bruciasse forte in ognuna delle persone che fanno parte di questo mondo dedito all’esplorazione. Forse, Argo, forse mi sono fatto troppe aspettative. Ho idealizzato una realtà che poi non è tanto diversa da quella che ci circonda. Il sogno che nutro fin da ragazzino mi ha portato a credere che tutti gli avventurieri fossero spinti da un solo sentimento: l’amore per la scoperta.

È stato un errore sciocco; un errore da adolescente che si illude che la vita sia una favola in cui tutto è perfetto e tutti vivono felici e contenti. Non è così, amico mio. Non è così al di fuori del Consorzio e non è così neanche dentro questo mondo. L’avevo già intuito, ma con molta probabilità non volevo ammetterlo. Tuttavia, oggi ho aperto gli occhi. Oggi ho visto la realtà che si nasconde dietro una maschera di buone intenzioni e ideali nobili. Oggi ho scostato quella maschera. Ho visto il reale volto di questi presunti esploratori. Ho visto le così “grandi” e “nobili” intenzioni che li animano. Ho visto la delusione, le ho stretto la mano e insieme a lei mi sono sfogato inutilmente come fa il politico dai nobili ideali contro la corruzione del sistema.

Non l’ho fatto per cambiare le cose, Argo. Sono convinto che il marciume si sia ormai infiltrato troppo in profondità, che abbia agito per troppi anni indisturbato e che, adesso, è troppo tardi per essere sradicato. L’ho fatto per me stesso. Per rimproverare la mia ingenuità. Eppure, amico mio, non posso smettere di sperare. Sperare che il mio intervento abbia potuto, per lo meno, scuotere le coscienze di tutti quei giovani che erano lì presenti. Non mi illudo di raggiungere le anime dei più vecchi, dei veterani che da anni sono immersi fino alla gola in questo sistema. Forse il mio sfogo è morto in quella taverna proprio com’è nato, ma se sono riuscito anche a sfiorare la coscienza di una sola persona, allora posso ritenermi soddisfatto.

Ma lascia che ti racconti come si è svolto l’incontro, così le mie parole ti parranno più comprensibili.

L’evento organizzato da Maith è stato qualcosa di davvero grosso. Credo che molto del merito è attribuibile al suo nome e alla sua fama, più che agli sforzi profusi. A confermarmelo è stato lui stesso quando gli ho chiesto cosa avesse fatto per portare tutta quella gente. Si è lasciato scappare un sorriso furbo, sotto la barba folta, e mi ha detto: «Io? Niente.». Già, niente, Argo. Peccato che a un certo punto la taverna era talmente gremita di gente che i tavoli erano nascosti dalle persone all’in piedi e il vociferare si era fatto tanto assordante che anche sentire la voce di Eileen e Maith al mio fianco mi era divenuto impossibile.

Noi eravamo accomodati sul tavolo più vicino al bancone, sistemato per l’occasione in modo che tutti gli altri ci venissero davanti. All’ennesimo «eh?» pronunciato da Eileen in direzione di Maith, questi è scattato all’in piedi sul tavolo, si è infilato due dita in bocca e ha fischiato così forte da sovrastare il vociferare. Pensa che quando i presenti hanno smesso di parlare, il fiato del Temerario non si era ancora esaurito.

«Bene» ha detto poi, passandosi una mano sulla barba che nascondeva un largo sorriso. «Amiche e amici, so che l’allegria e l’eccesso è nell’indole di noi avventurieri» ha riso e con lui altri nella sala, «ma ora vi chiedo un attimo di attenzione. Immagino che siate venuti qui per saperne di più sulle spedizioni che io e il mio amico qui stiamo organizzando.» Mi ha fatto cenno di salire sul grosso tavolo in legno massello.

Devo ammettere che lì per lì sono rimasto spiazzato, Argo. Sì, ovviamente lo sapevo che sarebbe andata così. Dopotutto l’incontro è stato organizzato per me e Maith e avevo messo in conto che tutta l’attenzione sarebbe stata puntata su di noi, tuttavia, se non sei abituato a quel tipo di situazioni, in cui tutti gli occhi sono puntati su di te, puoi prepararti psicologicamente quanto vuoi, ma giunto il momento comunque non ti sentirai pronto.  

Ho guardato Maith che mi faceva cenno di affiancarlo e ho lanciato un’occhiata preoccupata a Eileen, seduta al mio fianco. Lei mi ha accarezzato il braccio e con un gesto del capo mi ha spronato ad andare. Le ho rivolto un mezzo sorriso e incanalando la sicurezza che ha provato a infondermi, mi sono fatto coraggio e ho raggiunto Maith sul tavolo.

«B-buonasera» ho balbettato mentre l’uomo mi cingeva le spalle con un braccio possente.

«Se la mia impresa non ha bisogno di presentazioni, questo ragazzo, il Viaggiatore lo chiamano, ha qualcosa di interessante da proporvi» ha continuato il Temerario.

Ho guardato i presenti imbarazzato. Diciamo pure intimorito da tutte quelle attenzioni. In fin dei conti sono solo un novellino e, infatti, qualcuno dalla folla non ha perso l’occasione di farlo notare.

«Un novellino?» ha ripetuto Maith. «Sì, lo è, un novellino come lo sei stato tu e lo sono stato io. Novellino non significa niente. Io l’ho visto maneggiare una spada e posso assicurarvi che farebbe il culo a strisce alla maggior parte di voi.»

Mi ha dato una pacca sulla spalla e solo quando ho incrociato il suo sguardo, ho compreso. Dovevo darmi una svegliata se non volevo diventare cibo per avventurieri e anche se il colpo ha fatto vibrare ogni osso nel mio corpo, devo ammettere, Argo, che ho percepito la tensione allentarsi un po’. Ho raddrizzato la schiena e ho guardato i presenti che mi osservavano con sorrisetti divertiti sulle labbra. Alcuni mi guardavano in cagnesco. Ovviamente, non si aspettavano niente da me, amico mio. Ovviamente erano tutti lì non tanto per l’impresa che stavo cercando di organizzare, ma per unirsi a quella di Maith. Tuttavia, non mi sono fatto fermare. C’ero così vicino, Argo. Così vicino che ritirarsi in quel momento sarebbe stato un insulto a tutti gli sforzi che avevo profuso per arrivare fin lì. Sarebbe stato un insulto verso Maith che si era esposto per me e sarei stato una delusione agli occhi di Eileen. Ho preso un respiro e chiamando a raccolta tutti gli insegnamenti d’infanzia su come rivolgersi a una folla, ho iniziato.


Ho scritto anche la parte seguente. The Traveler, Giorno 10 (Parte 2) è ora disponibile!

Artista copertina: rangarogancaro

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