The Traveler, Giorno 10 (Fine)

The-Traveler

Se non hai letto The Traveler, Giorno 10 (Parte 2), ti invito a farlo prima di proseguire con la lettura.


Sicuramente ti starai chiedendo chi è questo individuo che ha parlato tanto apertamente, spiattellando la verità davanti ai presenti e innescando mormorii di protesta. Ebbene, Argo, ancora adesso sto cercando di capire chi fosse. Quando i miei occhi si sono posati sul suo viso, sui suoi cappelli ricci, marroni come la terra bagnata, e sui suoi lineamenti affilati, una sensazione di familiarità si è acuita in me. Pensa che sono rimasto per qualche attimo a osservarlo, sforzandomi di capire, di ricordare dove l’avessi già visto e se, in effetti, ci fossimo già incontrati.

Mi sono sforzato di accantonare i dubbi in un angolo della mia testa, solo quando qualcuno dalla folla ha risposto: «Mi sembra ovvio! Dobbiamo pur mangiare. Ho una famiglia da mantenere!».

Il ragazzo ha sventolato una mano davanti al volto, in un gesto di non curanza, e ha detto: «Sì, sì, come no», senza nascondere quanto poco gli fregasse del parere di quell’uomo.

Mi è scapato un mezzo sorriso nel vederlo poggiato con la schiena alla parete in fondo alla stanza, visibilmente annoiato di stare in mezzo a quella marmaglia di falsi avventurieri. Ho guardato Maith, ancora con l’ilarità sul volto, e poi mi sono soffermato sui presenti.

«Spiegatemi, signori» ho detto.  «Se le cose stanno così, perché allora seguite Maith? La sua spedizione non è come le missioni del Consorzio. Lui rincorre un sogno, l’idea di poter svelare un mistero che da secoli ci portiamo dietro. Dove sta il guadagno materiale, in questo?»

Alcune risate si sono sollevate dalla folla. «Si vede che sei un novellino, tesoro» ha detto divertita una donna.

«Maith paga le persone che vanno con lui, e poi, per quanto è vero che inseguiamo i soldi per sopravvivere, di sicuro non sputiamo sulla gloria che potremmo avere se trovassimo la terra al di là del mare» ha detto un altro uomo.

A quelle parole, Argo, puoi immaginare il mio stupore. Sapevo che per fare una spedizione ci volessero dei soldi, non per niente mi spacco la schiena da mesi in quella locanda, ma credevo servissero per attrezzarsi, non per convincere avventurieri, che dovrebbero lanciarsi nelle esplorazioni a occhi chiusi, solo spinti dal proprio entusiasmo, a seguirti. Non voglio puntare il dito contro il Consorzio, amico mio, eppure mi sorge il dubbio che abbia fortemente contribuito a diffondere questa mentalità materialista, cancellando definitivamente tutti gli ideali che, un tempo, spingevano i primi esploratori all’avventura. Tuttavia, ciò mi addolora. Il Consorzio avrebbe potuto essere un grandissimo mezzo per mettere da parte soldi in vista di esplorazioni più ambiziose, invece…

A ogni modo, amico mio, mi sono voltato in direzione di Maith. Sotto il mio sguardo incredulo, lui me ne ha rivolto un altro altrettanto perplesso.

Mi si è avvicinato e a voce bassa ha detto: «Pensavo lo sapessi, Viaggiatore. Ho imparato a mie spese che nessuno ti segue senza essere pagato.» Stavo per ribattere, ma lui mi ha anticipato. «Lo so, non dire niente. È uno schifo, non è così che dovrebbero funzionare le cose, ma questo è il mondo in cui viviamo e visto che prima di morire voglio trovare quella cazzo di terra che mi ossessiona, mi adeguo.»

«Dovremmo fare qualcosa invece. Per cambiare le cose» gli ho detto.

«Dovremmo, sì» ha annuito. «Ma io non ho tempo da perdere, ma tu, ragazzo, tu puoi fare qualcosa. Sei giovane, rappresenti la nuova generazione di avventurieri. Tu hai ancora tempo per cambiare le cose, anzi, devi cambiare le cose.»

Mentre ascoltavo le sue parole, ho percepito l’anima fremere dentro di me, Argo. Non so dirti bene il perché. Ciò che posso dirti è che davanti alla sua sincerità, alla forza del suo discorso, io, non sono riuscito a dir nulla.

«Allora, Viaggiatore» qualcuno ha richiamato la nostra attenzione. «Mettiamo che vogliamo darti fiducia, quanto paghi per avventuriero?»

A quella domanda, Argo, ho sentito una tale rabbia montarmi, che Maith mi ha stretto la spalla più forte per intimarmi di raffreddare gli animi. Tuttavia, la mia lingua è stata più rapida del mio autocontrollo.

«Pagare?» ho detto rabbioso. «Con quale diritto, voi bastardi sudici stronzi, vi fate chiamare avventurieri? Come osate sporcare il nome di esploratori che hanno fatto la storia, perdendo la vita in spedizioni pericolose, soltanto per ampliare le nostre conoscenze del continente? Quando avete iniziato a marcire come mele mature rincorrendo soltanto i soldi senza neanche sapere un cazzo di ciò che significa “avventuriero”?» Ho guardato i presenti, molti dei quali, anche davanti alla mia collera, continuavano a ostentare superficialità e a mostrare sorrisetti di scherno sulle labbra. Ciò non ha fatto altro che aumentare il mio risentimento. «Siete solo letame da stalla e niente più. Avventuriero significa amare l’esplorazione. Significa essere tanto curiosi da spingervi al limite, da farvi prendere scelte scellerate che nessuna persona sana di mente prenderebbe. Significa condurvi nei luoghi più remoti di Arcan, alla scoperta dell’ignoto e alla ricerca di prove alle leggende che ci tramandiamo da generazione in generazione. Vi fate belli ad adulare Maith. Il Temerario qui, il Temeraio lì, quando poi lo insultate con la sola vostra presenza sulla sua nave. Mi sono illuso che questo fosse un mondo in cui avrei trovato persone con una mia simile mentalità, ma, evidentemente, avevo torto. Se in questa sala ci sono anche soltanto tre persone che condividono la mia visione è già tanto. Per cui avanzo una proposta a tutti voi: invece di fregiarvi dell’appellativo di avventurieri, perché invece non vi fate chiamare mercenari?» ho sputato con disprezzo.

Poi, Argo, senza neanche aspettare risposta, con le risate che riempivano la sala, sono sceso dal tavolo, ho preso Eileen per mano e ho lasciato la taverna sotto lo scherno dei presenti.

Se questo è il mondo che mi aspetta, Argo, allora preferisco non farne parte.


Per continuare le avventure del nostro Viaggiatore, ti invito a leggere il capitolo successivo. The Traveler, Giorno 11.

Artista copertina: rangarogancaro

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